Legge di Bilancio 2025 e tasse sulle scommesse

Legge di Bilancio 2025 e fiscalità delle scommesse online in Italia

Il 1° gennaio 2025 è entrata in vigore la Legge di Bilancio dell’anno, e in mezzo a centinaia di articoli che parlavano di pensioni e sanità c’erano due righe che riguardavano direttamente il mio mestiere: l’aumento dell’imposta unica sulle scommesse sportive di mezzo punto, e l’aumento del 2,5% sulle scommesse virtuali. Sembrano numeri piccoli. Sui volumi del settore, che nel 2025 ha mosso quasi 14 miliardi di euro di sole scommesse online, sono cifre che cambiano gli equilibri.

Provo a spiegare in modo semplice cosa è successo, chi paga, e perché – in modo non sempre intuitivo – l’aumento dell’imposta a carico del bookmaker finisce per pesare anche sul giocatore. Il pezzo importante è che la Legge di Bilancio 2025 non è un fatto isolato: è il primo passo di un riassetto più lungo che attraversa tutto il 2026.

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Aumento dell’imposta unica

L’imposta unica è la tassa che il bookmaker italiano paga allo Stato sulla raccolta – non sui ricavi netti, ma sull’importo totale puntato dai giocatori. È il modello fiscale italiano del settore, distinto da quello inglese che tassa il margine.

Prima della Legge di Bilancio 2025, l’aliquota sulle scommesse sportive a quota fissa online era a un livello già consolidato. Dal 1° gennaio 2025, il legislatore ha aumentato l’imposta unica sulle scommesse sportive di mezzo punto percentuale, e di 2,5 punti percentuali sulle scommesse virtuali (quelle simulate al computer, tipiche dei totocalcio sintetici tra match programmati).

Mezzo punto in più sembra poco. Su una raccolta di scommesse online che nel 2025 ha sfiorato i 14 miliardi di euro, la differenza è di circa 70 milioni di euro l’anno di gettito aggiuntivo, prima ancora di considerare il 2,5% sui virtuali. Per il bookmaker, mezzo punto in meno di margine pre-tasse è una compressione sensibile, soprattutto per gli operatori medi che già operano con margini netti del 4-6%.

L’aumento si combina con il riassetto delle 52 nuove concessioni e con l’imposta del 24% sulla cessione delle attività dei concessionari decaduti, formando un pacchetto fiscale complessivo che ridisegna la curva di redditività del settore. Solo l’aumento dello 0,5% sull’aliquota delle scommesse sportive a quota fissa è stato stimato dalla relazione tecnica della Manovra in circa 28 milioni di gettito annuo aggiuntivo a regime.

Entrate fiscali attese

I numeri vanno inquadrati. L’Imposta Unica sui giochi online ha generato 413,36 milioni di euro nel 2025, in linea con la traiettoria di crescita del settore. La Legge di Bilancio 2025 modula questa crescita: una parte naturale (volumi crescenti) e una parte di aliquote (più imposta per ogni euro raccolto).

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze stima che le nuove aliquote porteranno un gettito incrementale di circa 70-100 milioni l’anno una volta a regime, che si aggiungono al gettito strutturale del settore già consolidato.

Una nota tecnica: il calcolo dell’incremento di gettito non è meccanico. Quando alzi l’aliquota, il bookmaker ridistribuisce parte del costo sul giocatore (con quote leggermente meno favorevoli) e parte la assorbe (con margini netti compressi). Una parte del giocatore reagisce diminuendo i volumi, una parte resta indifferente. L’effetto netto sui volumi è documentato in altri Paesi, e in genere è una piccola riduzione di volumi rispetto al trend, non un crollo.

Il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi ha riassunto la posizione del Governo nelle dichiarazioni a margine del provvedimento: “contrasto al gioco illegale e alla ludopatia” sono i due assi su cui poggia l’intervento, oltre al gettito. È una formulazione politica, ma traccia la cornice in cui leggere le aliquote: non solo fiscalità, ma protezione del giocatore e del mercato regolato.

Impatto sulle quote dei bookmaker

Il modo concreto in cui l’aumento dell’imposta arriva al giocatore è attraverso le quote. È un meccanismo silenzioso che pochi notano, ma che opera ogni giorno.

Esempio numerico semplice. Una partita di calcio di Serie A, esito “X 2,80” su un bookmaker pre-aumento. Stesso evento, stessa probabilità reale, post-aumento di mezzo punto di imposta unica: la quota scende a 2,75. Sembra una differenza minuscola, ma su un anno di scommesse, con migliaia di giocate, l’effetto cumulativo è significativo.

Il payout – la percentuale di restituzione attesa al giocatore – sui bookmaker italiani era prima dell’aumento intorno al 92-94% sulle scommesse principali. Dopo l’aumento, scende di circa 0,3-0,4 punti percentuali. Su 1.000 euro di scommesse, sono 3-4 euro in meno di valore atteso restituito al giocatore. Su 10.000 euro, 30-40. Su 100.000 (un giocatore intensivo), 300-400 euro.

Non tutti i bookmaker assorbono l’aumento allo stesso modo. Operatori con margini più alti tendono ad assorbirlo internamente, per non perdere competitività. Operatori con margini più bassi lo trasferiscono integralmente sulla quota. Confrontare le quote tra operatori diventa più importante che mai nel 2026.

Il giocatore esperto se ne accorge guardando ad eventi-spia: derby, finali, partite con probabilità simmetriche, dove il payout calcolato è facile da confrontare. Sui bookmaker italiani le quote dei principali eventi sono pubbliche e confrontabili in tempo reale.

Effetto sulle vincite degli utenti

Una distinzione importante: l’imposta unica è a carico del bookmaker, non del giocatore. Le vincite incassate dal giocatore italiano su bookmaker concessionari ADM non sono imponibili a carico del giocatore. Non c’è una ritenuta del 24% come per i redditi da capitale, non c’è un quadro RW da compilare per le vincite, non c’è un quadro RM.

Questo è un punto importante e spesso frainteso. Il giocatore italiano paga l’imposta indirettamente, attraverso le quote più basse, ma non in dichiarazione dei redditi. È stato confermato dall’Agenzia delle Entrate in più occasioni e ribadito nei chiarimenti a margine della Legge di Bilancio 2025.

L’eccezione è quando il giocatore italiano scommette su bookmaker non concessionari ADM (anche se regolati in altri Paesi UE). In quel caso, la situazione fiscale è diversa: le vincite sono potenzialmente imponibili in Italia, e il saldo sul wallet estero potrebbe rientrare nel quadro RW se supera certe soglie. È uno dei motivi per cui l’opzione “scommesse su siti italiani” resta non solo legale ma anche fiscalmente più semplice.

Per chi preleva le vincite via Skrill da un bookmaker concessionario, il flusso è il seguente: scommessa vinta sul bookmaker, transito sul saldo del conto gioco, prelievo verso il proprio Skrill, eventuale prelievo da Skrill alla banca. Nessuna ritenuta in nessuno di questi passaggi: la fiscalità è già stata gestita dal bookmaker a monte.

Prossime modifiche normative

La Legge di Bilancio 2025 non è l’ultima parola. Il quadro fiscale del settore è in evoluzione strutturata, con tre direttrici già visibili nei lavori parlamentari del 2026.

Prima direttrice: la convergenza delle aliquote tra scommesse fisiche (negozi e PVR) e online. Le aliquote oggi sono diverse, e il legislatore sta valutando un riallineamento che ridurrebbe la frammentazione. La direzione probabile è un livellamento intorno alla tariffa più alta, con compensazioni per gli operatori del retail.

Seconda direttrice: la modulazione delle aliquote per modalità di gioco. Le scommesse a quota variabile (live, in-play) potrebbero avere aliquote leggermente differenziate rispetto alle scommesse pre-match, riflettendo la volatilità del rischio per il giocatore.

Terza direttrice: il regime fiscale delle vincite di poker e casino online, oggi calibrato in modo specifico, è in possibile revisione per adeguare la base imponibile.

L’orizzonte 2026-2027 è quello di un settore fiscalmente più pesante e organizzato. Per chi scommette, il consiglio operativo è semplice: tenere d’occhio le quote, confrontare gli operatori, evitare i siti senza concessione. Per chi vuole capire come queste tasse si traducono in dichiarazione dei redditi quando le vincite arrivano sul wallet, vale la pena leggere il quadro completo delle imposte sulle vincite ricevute via Skrill: è la traduzione concreta della fiscalità nei movimenti di denaro che il giocatore vede ogni giorno.

Le vincite incassate via Skrill devono essere dichiarate?

Per le vincite da bookmaker italiani concessionari ADM, no: l’imposta è già stata pagata dal bookmaker a monte. Non c’è quadro RM né ritenuta sul giocatore. La situazione cambia se le vincite provengono da bookmaker non concessionari italiani: in quel caso, il giocatore italiano potrebbe avere obblighi dichiarativi, e il saldo Skrill potrebbe rientrare nel quadro RW oltre certe soglie.

C’è una soglia esente da imposta per il giocatore?

Non si applica una soglia di esenzione perché il giocatore non paga imposta diretta sulle vincite da bookmaker italiani. La domanda è male impostata, ma la risposta utile è: tutto il pagamento è già stato fatto dal bookmaker, e il giocatore non ha obblighi dichiarativi su quelle somme indipendentemente dall’importo, salvo casi specifici di antiriciclaggio per movimenti molto consistenti.

Le scommesse virtuali pagano più tasse?

Sì. La Legge di Bilancio 2025 ha alzato l’aliquota sulle scommesse virtuali di 2,5 punti percentuali, contro il mezzo punto sulle scommesse sportive a quota fissa. La differenza è significativa: sulle virtuali, dove il margine del bookmaker era già compresso, l’aumento si traduce in quote meno favorevoli per il giocatore. Confrontare il payout tra virtuali e sportive nel 2026 mostra una differenza visibile.

Creato dalla redazione di «Skrill Scommesse».